GREEN BIT Italia – Lavorare per l’e-Gov, all’estero

La scansione del corpo umano e l'immagazzinamento dei dati anagrafici rimane un tema quanto mai attuale, anche se a richiederlo sono due aspetti della vita sociale tra i più antichi per le comunità complesse: la prevenzione del crimine e l'espletamento delle pratiche amministrative riguardanti i cittadini.
In queste direzioni le tecnologie informatiche, in sinergia con hardware adeguati, permettono risultati di fondamentale utilità.

Il tema dell'anagrafica attualmente deve fare i conti con scadenze definite a livello europeo, che impongono di operare concretamente in questa direzione entro il 2012, anno dell'introduzione della carta d'identità europea. Al riguardo si sviluppano progetti pilota come STORK che promuove l'interoperabilità dei sistemi informativi degli stati membri della comunità europea. I ritardi italiani su questo tema (Antonello Cherchi sul Sole24Ore, 30 marzo '09) dovranno quindi essere colmati il più velocemente possibile. 

Greenbit A livello industriale una delle poche società di rilievo a livello internazionale che si occupa di rilevazione biometriche è la GreenBit di Grugliasco (Torino), protagonista in vari paesi esteri dello sviluppo di soluzioni per l'identificazione della cittadinanza.
La società ha iniziato ad operare vent'anni fa nel settore dell'elettronica, per poi specializzarsi in apparati per la dattiloscopia. Con 30 addetti di alto profilo e il manufacturing in outsuourcing, la GreenBit ottiene un fatturato di circa 7,5 milioni di euro, di cui 1,5 impiegato in ricerca e sviluppo (il 20%).

Il settore della polizia e della prevenzione del crimine (Law Enforcement) per quanto antico non si può dire abbia acquisito tutte le tecnologie necessarie ad un approcci moderno alla schedatura dei criminali, “Basti pensare che in molti caso i carabinieri prendono ancora le impronte digitali con il sistema dell'inchiostro su carta, metodo incerto e non direttamente interscambiabile al livello informatico” dice Sergio Rainero, referente del settore vendite.
Per qualificarsi a livello internazionale, GreenBit ha ottenuto su ogni modello di macchinario la certificazione IAFIS-IQS, uno standard importante e rigidamente codificato dall'FBI statunitense. Questo le consente di essere immediatamente operativa rispetto ad ogni richiesta nel campo del riconoscimento della persona.

Tornando al tema della carta d'identità in formato digitale digitale (settore della Civil Identification), di certo legato al precedente “perché ogni cittadino può diventare potenzialmente un criminale” ricorda Rainero, pur essendo un ambito relativamente nuovo si ritiene avrà uno sviluppo interessante nell'arco dei prossimi 4-5 anni, con importanti risvolti a livello economico e influssi su vari settori produttivi.

Il vantaggio strategico della GreenBit negli ultimi tre anni è stato quello di aver scelto una forte internazionalizzazione della sua produzione. Sono stati creati nuovi distaccamenti o stipulate alleanze in partnership con marchi locali, lavorando anche in aree geografiche non accessibili ale imprese degli Stati Uniti per una questione di immagine nazionale o perché sottoposte ad un embargo non scritto sulla vendita di certi prodotti.
Quindi oltre alle commesse per le forze dell'ordine, “che comunque rimangono una nicchia, data una richiesta non superiore ai 700-800 dispositivi” precisa Sergio Rainero, la possibilità di produrre soluzioni per i mercati esteri di Cina, Kazakhstan, Inghilterra e Spagna ha significato lavorare a pieno regime, anche perché le aspettative relative alla carta d'identità elettronica in Italia venivano continuamente disattese. Il mercato internazionale ha infatti permesso d'impiegare gli investimenti in ricerca e sviluppo orientati in questa direzione.
In Spagna, dopo due anni dal bando vinto da GreenBit e Siemens, sono attualmente in circolazione circa 12 mila carte d'identità elettroniche.

Ad ogni modo per l'Italia sembra prospettarsi il momento del cambiamento, anche se i problemi non mancano (una prima sperimentazione è stata bloccata per l'assenza del bando di gara), il governo Berlusconi attualmente in carica ha dettato la data del 2010 come termine ultimo per l'entrata in vigore della nuova carta d'identità. Che forse confluirà nel documento unico europeo del 2012.
Un peccato comunque aver perso la scommessa di poter integrare la carta d'identità con la carta dei servizi, già attiva in alcune regioni italiane. Una scelta invece operata da altri paesi europei, come ad esempio l'Austria.

Vale la pena ricordare che nella fase di sviluppo di progetti di questa portata più aziende lavorano coordinate in un consorzio o sotto la direzione di un system integrator. Bloccare un settore come quello della carta d'identità elettronica ha significato quindi mettere in stand-by contemporaneamente più attività imprenditoriali e la filiera che sta dietro alla loro produzione.



Marco Lanza

www.greenbit.com

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