NOVAMONT – La chimica e il territorio

Report da Fa' la Cosa Giusta


All'uscita della fiera, domenica scorsa, ero carico di depliant che mi illustravano come modificare le mie abitudini quotidiane e imboccare la strada della sostenibilità dei consumi. Ma un aspetto rimaneva di dubbia scelta, tutto quel materiale era contenuto in un paio di sacchetti di plastica…
A ben vedere però, quelle buste erano state scelte in maniera oculata, il logo in basso forniva informazioni al riguardo: sacchetto in Mater-Bi, prodotto da Novamont, un brevetto proprietario di una bioplastica a base di mais, compostabile. Decisamente un valido sostituto ai sacchetti tradizionali, che hanno un doppio impatto ambientale, nello smaltimento e in termini di CO2 generata nel processo produttivo.
Forse ero tra i pochi che ancora non li conosceva, dato che vengono utilizzati perfino nella casa del Grande Fratello per la spesa e per la raccolta dei rifiuti in uscita.

Ma parliamo di industria. Novamont ha un percorso lungo alle spalle, che è parte della storia della chimica e dell'agroalimentare italiano. Nasce nel 1989 sotto il nome di Fertech come centro di ricerca all'interno di Montedison, proprio nel periodo in cui questa inizia ad essere controllata dal gruppo Ferruzzi, ciò ha significato fin da subito unire due culture aziendali, il chimico e l'agroindustriale.
Nel '92 assume la ragione sociale attuale e nel '96 esce definitivamente da Montedison. Oggi l'azienda conta 200 addetti, di cui molti impiegati in ricerca e sviluppo (non ha perso la sua vocazione di centro di ricerca) e raggiunge un fatturato che ha da poco superato i 60 milioni di euro.

Sotto il motto: “Creare chimica vivente per la qualità della vita” è stata impostata da subito l'attività di ricerca nel settore delle bioplastiche, con un approccio volto a creare economie di sistema, coinvolgendo tutto il territorio circostante. L'economia di sistema, rispetto a quella di prodotto, è meno dissipativa, perché coinvolge più attori e li rende partecipi dell'innovazione su base locale, sia dal punto di vista dell'apporto alla ricerca, sia come ricadute sulle vite quotidiane, un doppio indotto, fortemente positivo.

Formalmente Novamont di sta avviando ad abbandonare la categoria europea di Medie Imprese , status che viene sancito una volta passati due anni consecutivi dal superamento del fatturato di 50 milioni/anno. In quest'ottica l'AD della società, Catia Bastioli, accenna una nota di dissenso sulla condizione di una società che non corrispondendo più al profilo di PMI perde automaticamente tutti i trattamenti finanziari riservati a questa categoria. Una fase di transizione sarebbe più adeguata per affacciarsi saldamente nel mercato delle grandi imprese.



Marco Lanza



www.novamont.com



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