IF09 > Investimenti in ICT nel mondo, motore per l’economia in ogni settore

Fare comparazioni tra lo sviluppo tecnologico delle nazioni non è semplice. Gli indici sono rappresentazioni sintetiche e possono essere fuorvianti, al contrario le “visioni” su come dovrebbe essere il futuro affascinano ma non semplificano l'analisi, perché opportunità e scelte sono frutto di variabili non sempre condivise da territori differenti.

Finanziare ed organizzare l'innovazione, cioè dare importanza centrale all'aspetto economico, ma per la riuscita dei progetti è richiesta una gestione manageriale. Ma a muovere tutto, ad aprire a nuovi scenari, è necessaria una visione del futuro che accetti di rischiare in settori di assoluta novità o ancora non sviluppati del tutto. Quando sono i governi nazionali ad imprimere queste dinamiche, a beneficiarne a cascata sono una moltitudine di realtà industriali, dalle più grandi, che gestiranno servizi e infrastrutture di peso, fino ad arrivare alle industrie di dimensioni medie e piccole, che riceveranno commesse all'interno di un quadro di rinnovamento generale.

Spesso con ragione, si dice che l'estero è più avanzato dell'Italia. In realtà anche da noi esistono eccellenze, quindi raccontare case history aiuta a mettere sulla bilancia vari sviluppi locali e trarne delle lezioni. E quello che è avvenuto oggi al forum sull'innovazione per mezzo delle presentazioni condotte dagli analisti di IDC, che hanno raccontato storie di successo in Italia, Regno Unito, Canada, Stati Uniti, Austria e Singapore. Un elemento comune a tutte queste realtà nazionali è la ricerca di un miglioramento della qualità della vita generalizzato, grazie all'inclusione del cittadino nel percorso di scelta della misure da adottate, nonché una maggiore efficienza e razionalizzazione delle stesse strutture istituzionali. Facciamo quindi una panoramica di questi mutamenti.

In Italia il progetto più ambizioso per rimodernare il paese è la serie di 80 interventi racchiusi sotto la sigla eGov 2012 e operanti nella direzione di 27 obiettivi. Punti focali sono il miglioramento dell'amministrazione statale e locale, un ampliamento della connettività delle strutture, una maggiore internazionalizzazione, fino ad arrivare a forme di certificazione elettronica (si veda in seguito il caso dell'Austria) e ad una cospicua dematerializzazione della documentazione prodotta dalla burocrazia.

Diverso il caso della città-stato di Singapore, in cui il processo di innovazione tecnologico attuale è il punto di arrivo di un processo (un “viaggio”) promosso dall'Agenzia per lo sviluppo dell'informazione e della comunicazione (iDA), iniziato oltre 25 anni fa e sviluppato secondo una road-map di archi temporali predefiniti, con obiettivi che appaiono in largo anticipo rispetto ai tempi europei. Sinteticamente: dal 1980 al 1984 si è mirato ad una diffusione del personal computer, dal 1986 al 1991 si è definito un piano di IT nazionale per lo sviluppo di una cultura informatica diffusa, sia nella società che nell'industria (così renderla reticolare). Negli otto anni compresi tra il 1992 e il 2000 la direzione seguita è stata quella di una penetrazione pervasiva della connettività e il rafforzando della legislazione sulla proprietà intellettuale. Infine nel tempo intercorso tra il 2003 e il 2006 Singapore ha raggiunto lo status di Città Connessa. L'obiettivo futuro per il 2015 è la Nazione Intelligente (iN2015) per competere da leader sul mercato globale, grazie ad un pieno sviluppo tecnologico. Tutto questo percorso risulta un potente driver per ogni azione di innovazione locale, che deve esser allineata con le politiche nazionali, nella visione di un processo olistico. E appare corretto e lungimirante lo slogan “Progettare iN2015, significa pensare la Singapore del 2050”

Un punto di vista sull'utilità degli investimenti ICT è quello dato dai servizi gestiti dai Shared Center nel Regno Unito e in Canada, per ottenere servizi al cittadino semplificati e unificati a livello nazionale. Questo si basa sul raggiungimento di una piena interoperabilità dei sistemi informatici esistenti e lo sviluppo di una cultura diffusa in ambito ICT, per la fruizione ma anche la creazione di questi servizi. Inoltre scoprire alcuni modelli di gestione dei processi dell'amministrazione pubblica, può portare ad una loro “esportazione” in altre nazioni. L'offerta di questi servizi viene recepita se.

In Austria è stata introdotta dal 2004 una carta dei servizi digitali, sviluppata in partnership dal Centro per l'innovazione dell'eGovernment (EGIZ) e l'università di Graz, in conformità all'attuazione del progetto pilota europeo STORK per la gestione elettronica dell'identità. La card offre la possibilità di gestire tutti i dati relativi alla persona, compreso la stampa di documenti ufficiali; l'archiviazione è basata sul chip presente sulla card, che in futuro verrà eliminato a favore del salvataggio remoto dei dati, processo già avviato grazie alla gestione di molte informazioni via web (che vengo poi caricate sulla carta). Già nel 2006 questa modalità di gestione delle informazioni personali veniva utilizzato attivamente da oltre 1milione di cittadini austriaci, segno di una competenza ICT diffusa.

Infine il caso degli Stati Uniti, da sempre all'avanguardia nello sviluppo tecnologico. Le ultime elezioni hanno mostrato la potenzialità dei mezzi di comunicazione digitale (aspetto strategico nella stessa campagna elettorale di Barack Obama) e la volontà di seguire un processo di incessante rinnovamento nazionale, per cavalcare coscientemente l'era digitale.
Per la nuova amministrazione fare innovazione digitale significa anche creare nuove vie di confronto democratico con la popolazione, il rispetto della libertà di espressione attraverso una rete ad accesso aperto e contemporaneamente il rispetto della privacy. Per dichiararsi pienamente digitali, gli Stati Uniti dovranno superare il digital divide tecnologico che colpisce ancora molta parte della popolazione, investendo in infrastrutture che offrano una connettività broadband di ultima generazione.
Una serie di innovazioni che si stima costeranno allo stato investimenti per circa 780 miliardi di dollari, di cui molti dovuti al reinvestimento del gettito fiscale. Questi investimenti hanno l'obiettivo implicito di rendere pienamente fruibili settori fondamentali della vita cittadina, come il sistema scolastico o quello sanitario.

In ogni caso elencato si genera una spirale virtuosa, dove le aziende di ogni dimensione, produttrici di beni e servizi, torneranno ad avere commesse importanti. Perché investire nell'ammodernamento del paese, significa anche rilanciare l'economia ad ogni livello.


Marco Lanza

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