DIGIMA – Che pizza erano i film!

(report dal FFF)

Alla fine la pellicola ha perso. Anche il cinema, dopo la fotografia, sta lasciando il posto alla piena digitalizzazione dei supporti, grazie alla lenta ma inesorabile precisione con cui i pixel riescono a riprodurre con sempre maggiore realismo il “mondo analogico”. Ma l'aspetto più rilevante è che con la digitalizzazione si semplifica anche il trasporto, che dalle classiche pizze contenenti chilometri di film di triacetato di cellulosa, si trasforma in un flusso di informazioni attraverso la rete Internet o il satellite. Di questo processo ha già parlato Nova24 del 17 aprile scorso.

Il punto è individuare chi si impegnerà nell'adeguamento delle strutture delle sale cinematografiche. Che riceva o meno finanziamenti da fondi per la cultura, questo mutamento dovrà infatti veder veder emergere soggetti competenti.

Logo[1] Digima, società di Verbania, Lago Maggiore, fondata nel 2004 con capitali provenienti da Emisfera e dall'azionista di riferimento Co-Ver, nasce a Verbania con lo scopo di portare in Italia il know-how appreso all'estero sul nuovo modello di fruizione cinematografica. L'attività comprende sia il servizio di trasmissione dei contenuti, che la fornitura degli apparati per la proiezione.

L'investimento che una sala cinematografica dovrà affrontare per rinnovare i suoi impianti è definito in base alla distinzione tra cinema digitale ed elettronico. Il termine "cinema digitale" è usato appropriatamente solo quando si parla di immagini codificate secondo lo standard internazionale 2K, usato di default dalle major cinematografiche. In pratica è il sistema per poter trasmettere la maggior parte delle opere. Tutti gli eventi alternativi, dal teatro alla comunicazione live possono avvalersi del più economico Full HD.

Digima grazie ad una struttura dinamica e per ora contenuta (potendosi avvalere dei tecnici di Emisfera), è riuscita a far valere competenze ibride nel campo dell'informatica e delle telecomunicazioni, ottenendo commesse per la transizione al digitale di molte sale italiane.

Grandi cambiamenti a cui non presteremo attenzione quando, nel buio della sala, guarderemo opere cinematografiche composte da un pugno di bit, che stranamente continueremo a chiamare film o lungometraggi.



Marco Lanza

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www.digimaonline.com
www.emisfera.it

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