DYNAMIC FUN - uno scrigno mobile
Nel linguaggio comune si usa il termine cellulare, ma genericamente questi apparecchi fanno parte della famiglia dei dispositivi mobili. Sembra un inutile chiarimento, ma pensare al telefono come qualcosa di più di uno strumento per la comunicazione one-to-one apre un'infinità di possibilità.
Molte persone navigano sullo schermo del proprio telefono. Tanti altri lo usano per le organizzare la propria giornata, trasformandolo in un agenda. Prassi quotidiana ormai, tanto da aver creato delle sotto-categorie di apparecchi come palmari, smartphone o lettori multimediali. Ma nell'immaginario comune è meno forte l'idea che, alla base, un telefono è un elaboratore di dati, un computer che comunica su una rete molto versatile, naturalmente implementata. E con questo piccolo computer si posso gestire situazioni molto complesse.
La proposta dell'azienda torinese
Dynamic Fun verte principalmente sulla visione del cellulare come una
periferica wireless di basso costo, al cui interno poter installare
software dedicati. La comunicazione tra postazioni fisse e
dispositivi mobili (e viceversa) avviene passando per dei server, che
adattano le informazioni alle differenti interfacce. La logistica sul territorio fa largo uso di questo approccio.
Una soluzione che facesse uso di
hardware dedicato, avrebbe dei costi maggiori, invece il cellulare è
pronto all'uso, si trova già nelle tasche di ognuno di noi e
diventerà sempre di più la piattaforma di sviluppo di applicativi,
anche grazie alla versatilità di linguaggi come il Java.
Un settore meno visibile, ma in forte
sviluppo è quello dei servizi B2B, non a caso mercato di riferimento
di un'azienda innovativa come Dynamic Fun.
Ma com'è nata una società che nel
2002 ha capito la potenzialità del mercato aperto da queste
periferiche?
L'intuizione è stata di Stefano
Colonna, ai tempi attivo in un'agenzia di pubblicità milanese e una
grande voglia di accettare nuove sfide. Probabilmente questo slancio non
sarebbe andato troppo lontano, se alla Dynamic Fun non avessero cercato e trovato
qualcuno che scommettesse su di loro. Nel concreto la porta che si è
aperta è stata quella di un business angel, che successivamente è
entrato in azienda, mantenendo ancora oggi una quota minoritaria
della società.
Fare affidamento a queste figure, come anche i fondi di investimento privati, è una
pratica ancora poco diffusa nelle società italiane, ma che Stefano
Colonna ha fatto sua, rilanciando la scommessa dell'innovazione e
fondando una nuova società, Glomera, di cui tratteremo domani
Oggi DF è una società con 8
dipendenti e un fatturato variabile tra i 500mile e il milione di
euro, clienti di grandi dimensioni come Barilla (logistica) o la
regione Piemonte (assistenza anziani) e un futuro che vedrà lo
sviluppo massiccio di sistemi di Content Management per cellulare.
Idee in movimento.
Marco Lanza
....
.


Commenti