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lunedì, 15 giugno 2009

Memorie per il futuro, l'Italia industriale.

La scomparsa dell'Italia industriale Ultimo post per il blog Nova-Innovhub, dedicato alla memoria dell'innovazione italiana negli anni passati.

Vorrei riprendere alcuni aspetti del libro di Luciano Gallino, La scomparsa dell'Italia industriale, che propone un'analisi storico-sociologica sui settori produttivi che in Italia avevano sviluppato economie forti e promettenti, per poi dissolversi in pochi decenni.
Elettronica di consumo, chimica, informatica avrebbero potuto avere ancora oggi centri di eccellenza e di ricerca nel nostro paese, ma mancanza di visione e di politiche di sostegno alla grande industria hanno portato ad un ridimensionamento della spinta innovativa del nostro paese.
Forse il caso più famoso, ma non certo più eclatante, riguarda la radiofonia. Com'è noto le prime teorie sulle onde radio sono state verificate in Italia dal genio di Marconi, ma hanno incontrato lo sviluppo industriale solo in Inghilterra, perché da noi non fu capito per tempo il valore di questa tecnologia.

Oltre alla miopia della politica nel sostenere la grande industria, alcune scelte discutibili nella gestione della aziende sono tra le cause principali di questa serie di mutamenti epocali.
Il saggio di Gallino ricorda che oggi la grande industria ha lasciato spazio ad una miriade di imprese medio-piccole, fenomeno interessante che non deve far rimpiangere il passato, ma che fa sorgere una domanda: senza grossi centri di ricerca, saranno capaci queste aziende dal budget contenuto di sviluppare qualità nella ricerca? Un bel quesito, a cui si collega il tema dell'indotto che deriva dalla produzione manifatturiera. Solo la produzione materiale, secondo Gallino, è capace di generare un alto valore diffuso per l'economia del paese, mentre i servizi non hanno un potere dinamico così elevato.

L'Italia è mutata e come buona parte dell'occidente si è spostata verso un'economia della conoscenza, ma la rilettura di alcuni passaggi della storia recente dell'industria italiana sono ancora di grande interesse per il futuro. I post di Innovhub in questi mesi hanno cercato di dare un contributo in questo senso.

Il libro è del 2003 e quindi non racconta i mutamenti dell'industria automobilistica degli ultimi mesi. Oggi la Fiat è in espansione, con la speranza di rendere possibile un'accelerazione dell'industria italiana.


Marco Lanza
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giovedì, 28 maggio 2009

Protocollo d'Intesa per la moda

Mercoledì 3 giugno verrà reso noto il Protocollo d'Intesa tra le parti sociali legate al settore della moda. Il destinatario sarà il Parlamento Europeo e lo scopo salvaguardare la produzione e il sistema lavorativo.
Lo anticipa oggi sul Sole24Ore Giulia Crivelli nella sezione Economia e Imprese, pagina 19, chiedendo al presidente di Sistema Moda Italia, Michele Tronconi, i temi contenuti in questo documento programmatico.
Il comparto della moda va dal tessile al manifatturiero, dal complemento al lusso, e l'Italia ha un ruolo di predominio nella qualità delle idee e della produzione gestito da imprese d'eccellenza. Va salvaguardato e incentivato.
Per quanto riguarda l'alto di gamma dei complementi d'abbigliamento e la lavorazione di qualità dei tessuti, due storie le ha raccontate Nova/Innovhub: la Gaspari Fashion Tools e Il Filo dei Sogni.

(m.l.)
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mercoledì, 27 maggio 2009

[NEWS] > Crisi del tessile, non solo in Italia

Esiste un mercato nero legato al tessile direttamente sul territorio italiano. La trasmissione Annozero nella puntata del 19 marzo scorso, lo ha messo ben in evidenza, parlando di Prato.
Con l'avanzare della crisi del settore, si è puntato il dito anche contro quelle realtà produttive sommerse, che non rispettano le norme. E' il tema dei laboratori artigianali cinesi, che abbattono i costi del prodotto finito, pur non raggiungendo la stessa qualità dei tessuti. Va detto che gli stessi commercianti italiani in alcuni casi si riforniscono da loro. Un'economia parallela, come viene descritta nel libro di Silvia Pieraccini, L'assedio cinese, fortemente concorrenziale all'interno del settore manifatturiero.
Ma il problema è solamente quello più evidente, per quanto sommerso, delle produzioni cinesi sul territorio nazionale? Un tema su cui bisogna distinguere e andare in profondità, su cui getta degli spunti tra gli altri lo scrittore Sandro Veronesi.
>>> Prato, il problema non sono i cinesi

Da un lato i tessuti pregiati, come molte altre materie prime, arrivano da paesi con un'economia meno sviluppata di quella europea, perché oltre al basso costo della materia si aggiunge un altrettanto contenuto costo per la lavorazione, eseguita sempre all'estero.
Una crisi economica nei paesi occidentali, da cui provengono le commesse, ha degli effetti sui produttori esteri. Se l'economia si restringe nei paesi sviluppati, ci saranno conseguenze in quegli stati che avevano trovato nelle forniture ai mercati ricchi una fiorente attività. A meno di trovare nuovi luoghi in cui esportare.
Dall'altra parte, un costo del lavoro più basso porta alla delocalizzazione di industrie e restringimento di alcuni settori produttivi sul territorio nazionale.
La tentazione di restringere le relazioni commerciali con i mercati esteri ed eseguire l'intero processo lavorativo in loco, dalla materia prima al prodotto finito, è forte ma difficilmente realizzabile.
Prospettiva che rimane comunque un tema di discussione della politica. Su tutti i fronti della produzione, non solo quello del tessile.
>>> Morocco sheds jobs but hangs on in financial storm
>>> Textile exporters find new markets
>>> La tentazione degli Usa: frontiere chiuse



Marco Lanza
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lunedì, 25 maggio 2009

IL FILO DEI SOGNI - Lavorazione di tessuti di qualità

Il settore del tessile è cambiato molto negli ultimo 40 anni. Le grandi industrie attorno alle quali si sono sviluppati interi paesi, soprattutto nel nord Italia, sono scomparse oppure sono state sottoposte a grandi ristrutturazioni.
Quelle che erano aziende per enormi produzioni industriali sono diventate uffici per il marketing e la movimentazione delle merci; in altri casi invece pur rimanendo sulla produzione, si è passati a forniture di lavorazioni su misura. Una mutazione che si è comunque spostata verso un innalzamento dello standard qualitativo degli approvvigionamenti e degli tessuti lavorati. Un discorso a parte vale per le materie prime, che vengono trattate in buona parte all'estero.

E' diventato meno importante avere quel complesso di competenze diffuse su un territorio circoscritto, conformazioni che nell'industria si è soliti chiamare distretti industriali, sorti a seguito dello sviluppo di un settore produttivo. Il tessile era infatti tipico di zone come quella a nord-ovest di Milano, del Piemonte orientale o dell'area di Prato. Mentre oggi questa geografia è molto più frastagliata.
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Si può essere imprenditori per capacità personali e per tradizione familiare, ma senza un tessuto produttivo caratteristico intorno, bisogna creare in completa autonomia la propria rete commerciale e di forniture. Inoltre bisogna innovare il prodotto finale offerto alla clientela. Le produzioni del Filo dei Sogni di Tommaso Galbersanini sono nate nel 2005 proprio per questo motivo, grazie anche al solco tracciato nella creazione di confezioni per conto terzi, impostata nel 1964 dal padre del titolare.

La possibilità di collaborare direttamente col settore alberghiero, dal 1998 ha generato rapporti economici stabili ma impegnativi, portando la produzione ad arricchirsi di linee di qualità crescente. La ricerca di un materiale classico come il cotone nelle sue forme più nobili, si affianca oggi a legno e fibre in soluzioni ibride molto interessanti e di valore, che vanno a far parte del settore del lusso.

Per lenzuola e tovaglie oggi si ripropone il superamento del loro compito originario, facendole avanzare nel loro ruolo di complementi d'arredo e di design.



Marco Lanza
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venerdì, 22 maggio 2009

[NEWS] > Guadagni attraverso gli AppStore

Gli spazi virtuali dove avviene la rivendita di software, quelli che abbiamo imparato a conoscere come gli Application Stores, stanno diventando sempre più importanti. Grazie alla diffusione dell'iPhone sono sulla bocca di tutti, intanto si perfezionano per diventare il luogo pubblico ideale e legale per la compravendita di beni digitali per dispositivi mobili. Fino a poco tempo fa un compito analogo, limitatamente ai personal computer, era assolto solo da siti come Cnet/Download.com e altri minori oppure dagli spazi web delle stesse software-house. Non si può evitare di dire che per trovare un programma anche i sistemi peer-to-peer per il file sharing hanno offerto da anni un'alternativa.

Quando da meno di un anno Apple ha lanciato in grande stile il suo spazio commerciale, ha scelto come sempre di integrare il luogo della vendita online con il software residente sul computer (il player tuttofare iTunes). Ma chi compra un hardware Apple sa che questo è il canale di approvvigionamento a cui probabilmente si dovrà legare da quel momento in poi.
Nonostante l'autoreferenzialità di questo modello commerciale un'apertura esiste e non è da poco, sono le centinaia di piccole realtà imprenditoriali che hanno iniziato a sviluppare contenuti e programmi per iPhone e iPod. E che sia un mercato in espansione lo fa capire anche un comunicato del CES in previsione dell'edizione 2010 dell'evento: si sta verificando un incredibile aumento delle richieste degli spazi da parte di società che sviluppano applicazioni per dispositivi mobili, portando ad ampliamenti e dedicando intere aree alle applicazioni per i dispositivi Apple.

Oltre all'indotto, il modello creato da Apple ha generato emuli, su tutti quelli ad opera di Google con Android Market, oppure rinnovato modelli, come quello di Nokia che ha rilanciato in grande stile Ovi, legando ottimamente device e software on-line.

Ma rimanendo ad Apple, è interessante sapere quante sono le applicazioni che vengono prodotte e che tipo di contenuti veicolano. Queste schede tratte da sito di O'Really Radar offrono una prima analisi:


Ci sono voci contrastanti sull'ammontare degli introiti di chi propone programmi sugli store online, in alcuni casi si parla di guadagni modesti e la spiegazione fornita è la grande presenza di competitor che creano software analoghi, portando ad un abbassamento dei prezzi o addirittura alla loro distribuzione a titolo gratuito, cercando di ottenere notorietà in tempi più rapidi.
Secondo altri studi più dettagliati la vendita di applicazioni e giochi potrebbe invece essere foriera di guadagni interessanti. Attribuendo un prezzo all'applicazione si crea un interesse specifico che porta ad un uso più duraturo nel tempo, creando un legame maggiore con il produttore.

In ogni caso anche molte applicazioni soo vendute a 1-2 euro, un prezzo alla portata di tutti.




Ma la vendita di un'applicazione può anche combinarsi con la presenza di pubblicità all'interno delle applicazioni stesse, che generano un traffico calcolabile in termini di CPM (cost per impression). Le slide che seguono mostrano i possibili introiti che si possono ottenere con questo sistema.


Adwhirl iPhone Advertising Snapshot


Delle visioni sul futuro del settore sullo sviluppo degli store nei prossimi 5 anniì, interessanti per chi vorrà fare impresa in questo settore, sono fornite in un'analisi da JuniperResearch, un documento acquistabile in PDF a circa 6000€.




Marco Lanza
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giovedì, 21 maggio 2009

Valtellina, la comunicazione delle imprese dipende dal WiMax

Questa mattina, anche sul web, la conferenza organizzata da Confesercenti Sondrio per trattare il tema delle visibilità delle aziende della provincia su Internet. Ad appoggiare l'iniziativa Politec Valtellina, il Polo Tecnologico locale con due anni di vita e coagulativo delle competenze locali poste nel contesto delle moderne economie digitali.
Un'audience varia per cultura aziendale era presente in sala, da sottolineare anche una discreta partecipazione a distanza, testimoniata dalle presenze nella chat che affiancava il video.

Si è parlato di webmarketing, di strumenti per essere presenti sul web e al tempo stesso condividere documenti e informazioni con i partner lavorativi. Un incontro per divulgare conoscenze base in un'area che si sta sviluppando velocemente, ma dove non tutte le imprese hanno grande dimestichezza con le reti informatiche.
196[1] Una carenza evidenziata parlando di videoconferenze, per molti presenti una modalità comunicativa ancora da sperimentare, probabilmente in relazione alla mancanza di una vera diffusione della banda larga in quella zona. In questa direzione però si muove il progetto di promozione del WiMax, che prevede una copertura del territorio della Valtellina entro il 2010.

Interessante anche l'intervento di Mauro Lupi di Admaiora, sulla forza dei social network, paragonati ad un motorino perché utili e divertenti ma che richiedono competenze adeguate per essere sfruttati al massimo. Applicazioni che le aziende possono aggiungere agli strumenti ormai consolidati della comunicazione digitale quotidiana. Ogni avanzamento informatico infatti "costituisce una base tecnologica che favorisce le relazioni tra persone e lo scambio di contenuti" ha ricordato Lupi.
Ma allo stesso tempo è stato evidenziato come Internet sia il più grande focus group mai esistito, da usare nelle fasi di produzione. Lo confermano i numeri della presenza in Internet della popolazione italiana, riportati da Nielsen Italia grazie ai conteggi effettuati da AudiWeb. Voci, discorsi e giudizi sui prodotti possono e devono essere valutati, nella ricerca di un incontro tra gli attori dei mercati B2C. Ancora una volta scambio di contenuti e ascolto.

Un ultimo punto accennato sul finale ha riguardato gli Application Stores, in primis quello della Apple. Il ragionamento fatto è stato questo: per far conoscere il marchio di un'azienda, veicolarlo attraverso Internet è un'ottima forma di marketing, quindi offrire a pochi euro un programma da scaricare attraverso piattaforme dal grande appeal come gli Store digitali, avrebbe un vantaggio economico ridotto, ma elevato in termini di immagine.


Marco Lanza
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martedì, 19 maggio 2009

[TEMI] > Il valore dei contenuti (digitali) per il turista moderno

Una videointervista ieri ci ha permesso di introdurre il tema dei contenuti digitali su piattaforma mobile a favore del settore del turismo. Anche il web 2.0 sta offrendo molto a chi vuole viaggiare, foto e racconti liberamente fruibili sono incrementati a dismisura. Oggi, ognuno di noi prima di partire può leggere tante piccole storie o itinerari nel tentativo di emularli durante il proprio viaggio, oppure si possono vedere milioni di particolari attraverso scatti di fotografi più o meno esperti. 

Tutti condividono, è il bello di Internet, ma quando si ha bisogno di un'informazione a cui attribuire il valore della certezza, si cercano i marchi che garantiscono maggiore professionalità, che nel turismo significa un determinato stile di vacanza. Il viaggiatore fai-da-te per esempio usa le guide Lonely Planet o le Rough Guide, discepoli delle mitiche guide Routard (peraltro coeve del libro capostipite della serie "Lonely", Across Asia on the cheap, del 1973).

Le informazioni sono importanti per muoversi, aiutano la scelta del percorso, ma quando i dati sono offerti attraverso un racconto che spiega perché un posto sia preferibile ad un altro, allora la scelta del viaggiatore appare consapevole e il pensiero di chi l'ha proposta, anche se solo tramite le pagine di un libro, condivisibile. E' il potere dei contenuti quando sono prodotti da persone con un'autorevolezza riconosciuta, cioè soggetti con esperienza lavorativa nota costruita nel tempo. Vale per il giornalismo, vale anche per i racconti di viaggio e per le guide che ne sono la versione schematizzata.

Quindi i produttori di strumenti devono colloquiare con chi elabora i contenuti, per creare un connubio tra forma e sostanza (per così dire, perché nella forma c'è molta sostanza ed elaborazione concettuale). Un discorso che ben si attaglia anche a chi sviluppa mappe o periferiche per la geolocalizzazione. E' per questo che Navteq ha formato un importante accordo con le guide Lonely Planet per la condivisone di contenuti da collegare ai percorsi di viaggio, che insieme confluiranno nei navigatori o negli strumenti presenti web.

E' opinione personale che i contenuti abbiano una maggiore capacità di penetrare la realtà quando sono prodotti da piccole strutture dinamiche. Lonely Planet era questo molti anni fa, oggi che è parte della BBC cerca di non perdere la sua indipendenza grazie agli accordi di vendita e alla libertà garantita ai collaboratori. Cercando di rimanere un faro nel suo settore.
Ma ci sono molte strutture, più snelle e capaci di cogliere le novità nel mondo circostante, che avrebbero molto da offrire al settore dei contenuti.


Marco Lanza
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[NEWS] > La Provincia mobile

Sul numero di maggio di Wireless for Innovation (e nella relativa newsletter), viene brevemente illustrata una pratica della Provincia di Milano sul tema dei contenuti per dispositivi mobili legati al settore del turismo. Esperienza positiva, da estendere il più possibile.

>>> Audioguide per visitare la città scaricabili su cellulare, palmare o lettore Mp3, dal sito Web oppure tramite Bluetooth

Il Settore Turismo della Provincia di Milano, nell’ultimo anno ha lanciato servizi Mobile per supportare il turista nella visita della città e della provincia. Sono state realizzate alcune audio guide (per il centro di Milano e per l’area tra il Ticino e i Navigli), in varie lingue (tra cui anche il giapponese), scaricabili su cellulare, palmare o lettore Mp3, dal sito Web oppure tramite Bluetooth allo sportello di informazione turistica che si trova sotto il sagrato di Piazza Duomo a Milano. La scelta del Bluetooth nasce per offrire un servizio al turista che non si è documentato prima di arrivare in città. Il servizio da Web, invece, è stato apprezzato dai giapponesi (oltre 800 Download in due mesi) poiché spesso incontrano difficoltà con le guide in inglese e si documentano prima di partire. È stato inoltre realizzato un Mobile site sul quale il turista può consultare gli eventi della Provincia o reperire numeri utili. Grazie all’integrazione del sito Mobile con il sito Web, le informazioni vengono aggiornate in tempo reale. In collaborazione con il polo culturale “Insieme Groane”, 260 studenti delle scuole superiori e del 1° anno di università sono diventati“guide turistiche”di siti di rilevanza storico-culturale. Durante una settimana di visite i turisti sono stati invitati ad inviare Mms e Sms con testimonianze, commenti e foto. I feedback sono stati numerosi e sono stati pubblicati in un’area del sito. Provincia di Milano ha intenzione di replicare l’iniziativa anche in altre aree del territorio rendendo disponibili le audio guide su Mobile site ed inserire le mappe della provincia.


(m.l.)
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lunedì, 18 maggio 2009

TOGUNA' INTERACTIVE - i turisti secondo copione

Le visite ai musei per essere gustate pienamente richiedono conoscenza delle opere o un'adeguata spiegazione, ma organizzare una visita richiede tempo e delle notizie che potrebbero essere di non facile reperimento. Se invece la scelta è dovuta ad una circostanza improvvisa, non resta che  fidarsi di chi ha organizzato l'evento e del materiale messo a disposizione

I cataloghi sono un importante riassunto delle opere esposte, ma solitamente si comprano alla fine della visita; le didascalie invece forniscono informazioni essenziali, troppo esigue per creare una panoramica completa. Una buona soluzione sono da tempo le audio-guide, che offrono un'immersione nel percorso dell'esposizione, permettendo di non staccare lo sguardo dalle opere. Anche in questo settore ci sono state degli avanzamenti tecnologici degni di nota.
Da quando le audio-guide hanno trovato nei dispositivi palmari un'affinità elettiva, grazie alle dimensioni e allo schermo touch, il connubio è parso subito perfetto: audio, immagini e interattività insieme per arricchire la visita di prospettive inedite.  

Parallelamente alle migliorie tecniche sui dispositivi, ha subito un forte sviluppo il lato dei contenuti, rendendo sempre più godibile il susseguirsi di spiegazioni e approfondimenti. La presenza di video e animazioni liberamente eleggibili, creano un complesso copione narrativo, una vera e propria sceneggiatura fatta di mille percorsi possibili. Scelte a discrezione del visitatore definibili su una mappa, come nel caso della soluzione software iMuse, sviluppata da Togunà Interactive di Como.

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Abbiamo già parlato di Togunà nella colonna di questo blog, ma un ampliamento della loro attività ci ha dato l'occasione di contattarli nuovamente. Chi come loro sviluppa contenuti per dispositivi palmari, smartphone o cellulari touch-screen oggi ha una chance in più: gli Application Stores, luoghi di vendita per programmi software, resi famosi da Apple.
Nel prossimo futuro cresceranno molteplici operatori che offriranno spazi analoghi, un fenomeno che si prevede di grande interesse.

Con gli Application Store si aprono differenti strategie di vendita per chi si occupa di contenuti multimediali, oltre alla vendita del pacchetto per la visita al museo, creato su esplicita commissione dell'ente stesso, si affiancherà per il turista la possibilità di scaricare la stessa guida sul proprio palmare a casa, avendo così il tempo per studiare adeguatamente il percorso.
Dal punto di vista dell'attività commerciale gli Application Store potranno offrire una serie di guide standard per ogni tipo di viaggio o visita. Il palmare si sostituirà così anche alla guida cartacea, tipica del viaggiatore fai-da-te.
Un'ulteriore opportunità sarà la messa in commercio delle stesse piattaforme software per lo sviluppo di guide.



Marco Lanza
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PS:
- Nel video intervengono nell'ordine: Davide Orlando, Guido Panini, Paolo Sinigaglia, Luca Fadigati.

- Per chi avesse la curiosità di sapere cosa sia una togu na, la casa della parola, può leggere all'interno di questa voce di Wikipedia.

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www.i-muse.info


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mercoledì, 13 maggio 2009

[TEMI] > KIBS, ovvero la difficoltà di esportare i servizi

I servizi ad alto valore aggiunto di conoscenza, in sigla chiamati KIBS (Knowledge-Intensive Business Services), non sono di facile identificazione anzitutto per la mancanza di definizioni, tanto a livello locale quanto europeo.
Ma è chiaro che esiste un ampio settore produttivo, spesso immateriale, che gestisce e movimenta l'industria manifatturiera e che in Lombardia conta 7800 imprese e impiega oltre 178000 addetti. E' quindi importante assistere il settore dei servizi, soprattutto in virtù della sua capacità abilitante ad una maggiore produzione di beni concreti.

Il convegno milanese sui KIBS, tenutosi al Palazzo delle Stelline martedì scorso, ha evidenziato il ruolo dei servizi ad alto valore cognitivo nel territorio lombardo, mettendo in luce una forte vicinanza geografica tra domanda e offerta dei servizi. Il fattore locale rilevato dagli studi presentati può essere considerato addirittura problematico per la sua alta incidenza, "...essendo molto improbabile che il miglior servizio necessario ad un'impresa sia sempre rintracciabile solo nell'area circostante", ha più volte sottolineato da Roberto Verganti, Professore di Managment dell'Innovazione al Politecnico di Milano.

Uno scenario solamente locale rappresenta inoltre una mercato inattuale, chiuso, che oggi è invece composto da sfide a livello globale. Nello specifico dell'Italia si deve agire anzitutto sulle connessioni tra gli Stati della Comunità Europea. Il punto è che esportare beni è sempre più facile che esportare servizi, ed è quindi compito delle politiche per lo sviluppo industriale agire su questo secondo aspetto, per attivarlo al meglio.

Ma come devono comportarsi le politiche in relazioni ai servizi? Un argomento interessante, perché non è facile intervenire sugli aspetti intangibili che li contraddistinguono. Lo schema seguente mostra le differenti dimensioni in cui si articolano i servizi, che sottintendono la differenziazione delle politiche da intraprendere.

KIBS

fonte: Prof.VERGANI, Politecnico di Milano

La dimensione tangibile, oggetto di maggiori politiche di sviluppo dell'innovazione, fortunatamente propaga stimoli anche nelle altre aree, ma sono da tenere in conto anche politiche per l'area dell'esplorazione, in un approccio che pragmaticamente deve quindi attuare differenti strategie.
Fondamentale sarà intercettare le richieste delle differenti prassi lavorative, nonché spingere verso l'internazionalizzazione, in entrata e uscita dall'Italia, dell'offerta dei servizi.

Il mercato è globale, mentre i servizi ad alto valore aggiunto sono un settore in espansione che deve ancora saper cogliere al meglio le opportunità che l'industria globale genera.

Marco Lanza
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martedì, 12 maggio 2009

SolarDay - competenza nel fotovoltaico in attesa della Grid-Parity

La scelta del pannello da installare sulla propria casa è un tema delicato, uso e capacità di produrre energia sono aspetti da considerare con grande cautela prima di affrontare la spesa. Un investimento che deve esser fatto nella ricerca di un prodotto di qualità, forti della garanzia di 25 anni che i produttori di moduli fotovoltaici sono tenuti a garantire ai loro clienti.

Il silicio di cui sono fatte le sottili celle fotovoltaiche ha caratteristiche strutturali grazie alle quali differisce la sua capacità di incamerare le frequenze del sole: è questo che definisce la qualità di ogni modulo solare. Ed è per questo che le celle coprono l'85% del costo del modulo finale, con l'aggiunta di essere per la quasi totalità di importazione straniera.

SolarDay è un'impresa di Mezzago, Milano, che vanta la presenza di soci con un'esperienza decennale nel campo del fotovoltaico. Abbiamo indagato alcuni aspetti della loro produzione e visionato le linee in cui si assemblano i componenti che costituiscono il modulo solare finito.

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Costi di produzione e livello della qualità finale, generano moduli che richiedono spese significative. Ma la prospettiva di una parziale autonomia nella generazione di corrente e la politica del Conto Energia hanno attivato il mercato del fotovoltaico. Questo in attesa del raggiungimento della Grid Parity, ovvero la coincidenza del costo del kWh fotovoltaico con il costo del kWh prodotto da fonti tradizionali.

Il raggiungimento della Grid Parity potrebbe avvenire tra poco più di 600 giorni, lasso di tempo definito in funzione delle tendenze di queste variabili:

Le variabili “proprie”

  • Costo “complessivo” d’investimento: €/kW
  • Costi di O&M e assicurativi
  • Vita utile dell’impianto
  • La qualità della tecnologia (efficienza, degrado ecc.)

Le variabili “esterne”

  • Costo del denaro
  • Latitudine ed insolazione
  • Prezzo energia elettrica “convenzionale”
  • Costo superfici
  • Tempi delle procedure

fonte: kenergia.it

Ancora in discussione è il tema sollevato dalla Risoluzione 3/2008 dell'Agenzia del Territorio. Nel testo si sottolinea come le porzioni di terreno su cui vengono installati i pannelli fotovoltaici non abbiano una chiara identificazione catastale e al tempo stesso siano sottratti all'uso agricolo. Data la caratteristica peculiare di produrre energia, si è portati ad inquadrare queste porzioni di terreno come elementi centrali di un sistema paragonabile a quello delle turbine elettriche. Per questo si è arrivati all'assimilazione dei parchi fotovoltaici agli opifici, passibili di un'imposta ICI.

Aggiungere l'ICI ai costi necessari per dotarsi di un numero sufficiente di moduli fotovoltaici genera un innalzamento del costo per la produzione di ogni singolo Kwh. Con il rischio di un allontanamento della Grid Parity.


Marco Lanza
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www.solarday.it


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SME WEEK > Servizi ad alta intensità di conoscenza

Si svolge questa mattina a Milano, al Palazzo delle Stelline, un incontro sul settore della produzione dei servizi definiti come KIBS, Knowledge-Intensive Business Services.
Contributi da parte dell'Istituto Regionale di Ricerca, Regione Lombardia, dal mondo universitario e dalla Commissione Europea aiuteranno a definire il contesto economico e le relazioni che si possono instaurare con gli altri paesi comunitari, al fine di valorizzare gli asset di cui i servizi sono portatori.
Il territorio lombardo, fortemente caratterizzato da questo tipo di sistema produttivo, verrò descritto in dettaglio.
>>> Il programma delle relazioni e la tavola rotonda (PDF)


(m.l.)


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INNOVAZIONE & IMPRESE

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